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La contrattazione di anticipo nella riforma delle direttive europee su appalti e concessioni

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Salute, Sanità e Cura Confcommercio: la Fisascat Cisl proclama lo stato di agitazione, il 10 aprile procedura di raffreddamento al Ministero del Lavoro

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Oltre 4.100 gli addetti coinvolti dallo stallo dei negoziati sul rinnovo del Contratto nazionale scaduto nel 2024

Ikea Italia, rinnovato il Contratto Integrativo Aziendale applicato agli oltre 7.600 dipendenti della multinazionale svedese del mobile

Ikea Italia, rinnovato il Contratto Integrativo Aziendale applicato agli oltre 7.600 dipendenti della multinazionale svedese del mobile

Roma, 2 aprile 2026 – C’è intesa sul rinnovo del contratto integrativo aziendale da applicarsi agli oltre 7.600 dipendenti di Ikea Italia. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sottoscritto con la direzione della multinazionale svedese del mobile l’ipotesi di accordo, ora sottoposta alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Il nuovo Cia avrà vigenza triennale, a far data dalla data di ratifica dell’intesa. Il risultato è stato raggiunto al termine di un lungo e complesso percorso negoziale durato anni e caratterizzato da una forte mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, che hanno sostenuto la vertenza attraverso numerose giornate di sciopero e iniziative di lotta. La determinazione delle persone impiegate nei punti vendita e nelle diverse realtà aziendali ha rappresentato un elemento decisivo per il raggiungimento dell’intesa. L’accordo rafforza il sistema delle relazioni sindacali e introduce importanti avanzamenti sul piano normativo, economico e organizzativo, valorizzando il ruolo della contrattazione collettiva quale strumento fondamentale di tutela e partecipazione. Sul tema degli inquadramenti professionali viene prevista la riduzione del percorso di acquisizione delle professionalità specialistiche inquadrate al III livello, accompagnata da un percorso formativo strutturato e monitorato. Si è avviato un percorso di eliminazione progressiva della deroga inerente al passaggio dal 4° livello al 3° con un percorso di formazione di 12 mesi con verifica dell’obiettivo da raggiungere e con un’indennità di 500 euro. Tale percorso cesserà dopo 3 anni dalla firma del Cia e troverà la sua applicazione quanto previsto poi dal Ccnl Dmo. Sempre in termini di classificazione, 6 mesi prima della scadenza dei 3 anni si insedierà una commissione per analizzare e definire i ruoli e compiti sia degli specialisti nonché della classificazione tutta. In considerazione della centralità della materia, è stata inoltre definita la possibilità di incontri specifici di approfondimento sulle mansioni a contenuto specialistico presenti in azienda, alla luce dell’evoluzione organizzativa e professionale. Nella medesima prospettiva di valorizzazione delle competenze e di garanzia delle professionalità, le questioni relative alle mansioni promiscue e all’intercambiabilità dei ruoli saranno subordinate a un confronto finalizzato alla realizzazione di intese tra Direzioni di negozio e Rsu/Rsa. Il rinnovo contrattuale estende il perimetro di applicazione del Cia anche ai nuovi format aziendali futuri, garantendo la possibilità di indire assemblee sindacali anche nei punti vendita con meno di 15 dipendenti e prevedendo l’utilizzo di strumenti digitali per assicurare una piena comunicazione sindacale con tutte le lavoratrici e i lavoratori, inclusi quelli impiegati nei nuovi modelli organizzativi. Viene inoltre migliorata la definizione dei livelli di relazioni sindacali, con un rafforzamento particolare del livello territoriale e l’introduzione di un ulteriore ambito stabile di confronto territoriale e di piazza, volto a consolidare il dialogo continuo tra organizzazioni sindacali e azienda. In materia di tutela della salute, l’accordo riconosce un trattamento di miglior favore rispetto a quanto previsto dal Ccnl, introducendo il riconoscimento dell’indennità di malattia anche sul terzo e quarto evento. Parallelamente viene modificato il premio di risultato attraverso un nuovo modello finalizzato a garantire importi complessivamente più elevati rispetto al sistema vigente, con la possibilità di conversione volontaria e la relativa detassazione. Sul versante del welfare aziendale, a tutte le lavoratrici e i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, sarà messo a disposizione su un Conto Welfare Individuale, da fruire in beni e servizi, un importo pari a 150 euro annui, da riparametrare in funzione dell’anzianità aziendale, rafforzando così gli strumenti di sostegno al reddito e alla qualità della vita lavorativa. Particolare attenzione viene dedicata ai temi della genitorialità e dell’inclusione sociale. L’accordo introduce un congedo parentale aggiuntivo di 12 giorni per il padre e di 22 giorni per il genitore non partoriente qualora non benefici di specifici congedi di legge, oltre a un congedo ulteriore di 3 giorni per percorsi di procreazione medicalmente assistita. È inoltre prevista la disponibilità a definire ulteriori strumenti di tutela collegati ai percorsi di transizione di genere. Il rinnovo interviene anche sull’organizzazione del lavoro domenicale e festivo, prevedendo la riduzione dell’anzianità richiesta ai nuovi assunti per accedere alle maggiorazioni, in considerazione del maggiore coinvolgimento nelle giornate di apertura. Viene stabilito l’innalzamento della maggiorazione domenicale al 65%, l’introduzione di una quarta “domenica di picco” con maggiorazione al 75% e l’aumento della maggiorazione festiva all’85% a partire dal terzo evento. L’intesa migliora inoltre il capitolo relativo agli appalti, rafforzando un modello di contrattazione inclusiva orientato alla tutela complessiva delle lavoratrici e dei lavoratori presenti lungo tutta la filiera. Viene infine inserito uno specifico capitolo dedicato al confronto preventivo sull’introduzione di nuove tecnologie e sistemi di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di governare i processi di innovazione minimizzandone gli impatti occupazionali e garantendo una transizione equa, partecipata e inclusiva. Le organizzazioni sindacali esprimono soddisfazione per un accordo che rappresenta un risultato importante di partecipazione collettiva e di contrattazione avanzata, capace di rafforzare diritti, salario e qualità del lavoro, valorizzando le professionalità presenti in Ikea Italia e costruendo strumenti concreti per affrontare le trasformazioni future del settore.

Giochi Preziosi, oltre 300 lavoratori a rischio: dichiarato lo stato di agitazione a livello nazionale

Giochi Preziosi, oltre 300 lavoratori a rischio: dichiarato lo stato di agitazione a livello nazionale

Roma, 2 aprile 2026 – Sono più di 300 le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nella crisi del Gruppo Giochi Preziosi, che interessa circa 30 punti vendita oltre alla sede centrale, con chiusure già avviate e altre in arrivo. È questo il quadro che emerge dalla crisi dello storico marchio di giocattoli, denunciata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Nel corso dell’ultimo confronto con le organizzazioni sindacali, che segue i precedenti incontri già svolti nell’ambito del percorso di gestione della crisi d’impresa, l’azienda non ha ancora condiviso il piano di ristrutturazione, considerato un passaggio decisivo per definire il futuro industriale e occupazionale dell’intero gruppo, elemento dirimente per Filcams, Fisascat e Uiltucs e indispensabile per un confronto realmente proficuo. Non si tratta di una vicenda che riguarda una singola azienda: siamo di fronte alla crisi di un gruppo che conta al proprio interno almeno 8 società collegate, con effetti già evidenti sulla rete commerciale e sui livelli occupazionali. Si registrano già punti vendita chiusi e ulteriori chiusure sono previste nei prossimi mesi, tra sfratti, criticità locative, mancati rinnovi e trattative ancora aperte. In questo modo la rete si restringe, i lavoratori restano sospesi e il quadro industriale continua a non essere chiaro. “Ci troviamo davanti a una situazione gravissima, nessun piano chiaro e chiusure già in corso – dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – così si riduce, un pezzo alla volta, la rete retail, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo di una crisi gestita senza trasparenza.” Per questo le tre sigle sindacali hanno chiesto l’apertura urgente di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e hanno dichiarato lo stato di agitazione a livello nazionale. “Non siamo di fronte a episodi isolati, ma a una crisi che investe un intero gruppo. Serve un confronto concreto e complessivo, perché non è accettabile che un’azienda come Giochi Preziosi, con centinaia di addetti coinvolti, proceda senza un disegno chiaro, mentre posti di lavoro e salari restano sospesi.”

Gruppo Iris Mobili – Mondo Convenienza, salta la firma del primo Contratto Integrativo aziendale da applicarsi ai 4.400 addetti della rete vendita

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Capitale: «Pronti a firmare, gravissimo errore rinviare la sottoscrizione di un’intesa che migliora salario e diritti»

Sicurezza Privata, a Bruxelles la riunione del Dialogo Sociale settoriale europeo: qualità degli appalti, contrasto al dumping contrattuale e qualità del lavoro al centro del confronto

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A gennaio due dichiarazioni congiunte siglate dalle Parti Sociali EU recepiscono la contrattazione di anticipo proposta dalla Fisascat Cisl

Lavoro domestico, le parti sociali chiedono alle massime istituzioni un intervento legislativo urgente per la riforma di un settore cruciale per la cittadinanza

Lavoro domestico, le parti sociali chiedono alle massime istituzioni un intervento legislativo urgente per la riforma di un settore cruciale per la cittadinanza

Roma, 30 marzo 2026 – Una riforma organica del settore del lavoro domestico è urgente e non più rinviabile. È quanto le parti sociali firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto - Fidaldo, Domina, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf - hanno evidenziato nella piattaforma unitaria inviata alle massime istituzioni: Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Ministro dell’Interno, Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità e Ministro per le Disabilità. Cinque i punti sui quali si chiede un intervento legislativo prioritario, per garantire anche a lavoratrici e lavoratori domestici i diritti riservati a tutti gli altri lavoratori: - tutela economica in caso di malattia; - tutele economiche e normative in caso di maternità e genitorialità; - agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie datrici di lavoro che applicano correttamente il contratto del settore; - gestione dei flussi migratori che permetta l'accesso nel Paese dei migranti - che rappresentano una quota significativa degli addetti del settore - promuovendo accoglienza e inclusione; - contrasto del lavoro irregolare e, allo stesso tempo, valorizzazione del lavoro domestico come importante misura a sostegno della disabilità, della non autosufficienza e della genitorialità. Il settore, che rappresenta uno dei principali strumenti di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e un fattore decisivo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, coinvolge oltre 1,5 milioni di cittadini tra assistenti familiari, famiglie e persone assistite, contando circa 817.000 lavoratori regolari e oltre 900.000 famiglie datrici di lavoro, con una spesa privata che, oltre a rappresentare un risparmio significativo per lo Stato, corrisponde allo 0,9 del PIL nazionale. Alle quote di lavoro emerso deve però essere sommata la percentuale straordinariamente elevata di lavoro irregolare, grande piaga del settore, unica per proporzioni nel mondo del lavoro. “L’irregolarità compromette la dignità del lavoro, limita l’accesso ai diritti sociali e previdenziali, indebolisce le famiglie e priva lo Stato di risorse fiscali e contributive rilevanti”, dichiarano le parti sociali firmatarie della piattaforma. “Al lavoro domestico non si riconosce ancora la funzione essenziale che assolve nel sistema di welfare familiare e nazionale, garantendo cura e assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità, e le norme che regolano il settore non risultano adeguate a rispondere ai bisogni reali né delle famiglie, né delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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