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Orari e aperture commerciali, Dell’Orefice: «Con deregulation fuga delle multinazionali della grande distribuzione organizzata. No a demagogia, riaprire il confronto senza illudere le lavoratrici e i lavoratori»

Orari e aperture commerciali, Dell’Orefice: «Con deregulation fuga delle multinazionali della grande distribuzione organizzata. No a demagogia, riaprire il confronto senza illudere le lavoratrici e i lavoratori»

Roma, 16 gennaio 2026 - Dopo le esternazioni di alcuni esponenti del mondo associativo d’impresa della grande distribuzione organizzata, la Fisascat Cisl fa il punto sulle liberalizzazioni degli orari introdotte dal governo Monti nel 2012, con il decreto Salva Italia. «C’è da registrare anzitutto un elemento particolare e per certi versi paradossale; sarà anche solo un caso ma con l’introduzione delle aperture indiscriminate nell’ambito distributivo nel nostro Paese abbiamo assistito ad una delle più serie crisi del comparto che ha avuto come corollario la fuoriuscita dall’Italia di primari gruppi internazionali come Auchan e più recentemente Carrefour» ha dichiarato Vincenzo Dell’Orefice, segretario generale della federazione cislina. «Il tema delle aperture e degli orari commerciali - ha aggiunto il sindacalista - si presta a speculazioni demagogiche di varia natura e provenienza. Alcuni movimenti politici ripropongono sistematicamente ad ogni elezione la promessa di modificare drasticamente tale norma per dare ai lavoratori impiegati nel settore l’effettività del diritto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Purtroppo, fatte le elezioni, quei movimenti politici, nonostante abbiano guidato il paese, non hanno mai fatto nulla in tal senso». «Ora - ha chiosato - è la volta delle associazioni datoriali che in maniera apparentemente decontestualizzata rilanciano un tema che per le lavoratrici e i lavoratori del comparto della grande distribuzione organizzata è della massima importanza. Per la Fisascat su tale argomento bisogna evitare approssimazione e demagogia. L’argomento delle aperture e degli orari commerciali deve essere trattato in maniera razionale e responsabile senza creare false aspettative presso le lavoratrici e i lavoratori». «La nostra organizzazione sindacale - ha concluso Dell’Orefice - sostiene da anni la necessità di leggere in maniera critica ciò che è accaduto nel settore della distruzione commerciale a seguito dell’approvazione del nuovo regime di deregolamentazione. Non si può non sottolineare il fatto che anche le associazioni che oggi invocano un intervento normativo più restrittivo ai tavoli negoziali hanno sempre respinto le richieste delle organizzazioni sindacali di introdurre degli elementi di governo del lavoro domenicale, come turnazioni, riduzione delle domeniche nelle quali si può essere chiamati a lavorare e maggiorazioni retributive degne di questo nome per chi sacrifica una parte del proprio tempo in giornate nelle quali si dovrebbe poter garantire un adeguato equilibrio tra vita privata, familiare e lavoro. Alimentare un dibattito che non si traduce in scelte istituzionali conseguenti equivale a prendere in giro chi la domenica lavora e fa fatica a tenere assieme responsabilità genitoriali e prestazioni lavorative. Se si vuole fare sul serio sulla rivisitazione della normativa non c’è che una strada: calendarizzare all’ordine del giorno delle competenti commissioni parlamentari la trattazione delle proposte di modifica depositate da alcuni parlamentari tese a ridurre le aperture festive integrandole anche con il tema delle domeniche».

McDonald’s, c’è intesa sull’applicazione del Contratto integrativo ai dipendenti dei licenziatari aderenti

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Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Risultato importante, ora estendere il Cia a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del marchio”

Natuzzi, nuovo incontro: le organizzazioni sindacali chiedono garanzie di piena occupazione e un piano di rilancio industriale

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Roma, 9 gennaio 2026 - Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno ribadito oggi, nel corso dell'incontro con Natuzzi, la necessità imprescindibile di definire un piano di incentivazione all’esodo volontario per le lavoratrici e i lavoratori prossimi alla pensione, insieme alla conferma dell’assenza di esuberi. L'azienda di arredamento non ha ancora presentato il nuovo progetto industriale e le organizzazioni sindacali restano quindi in attesa di conoscere nel dettaglio le proposte finalizzate alla saturazione della capacità produttiva degli stabilimenti italiani, al rafforzamento delle politiche di reshoring e alla tutela di tutti i siti produttivi nel nostro Paese, escludendo qualsiasi ipotesi di chiusura. Pur registrando un’apertura al dialogo da parte dell’azienda nel corso dell’incontro odierno, le segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ribadiscono la necessità di definire, nei prossimi incontri, un percorso condiviso in grado di garantire piena occupazione, prospettive certe per le lavoratrici e i lavoratori, l’uscita dagli ammortizzatori sociali e un concreto rilancio industriale di un’azienda strategica non solo per la Puglia e la Basilicata, ma per l’intero sistema del Made in Italy. "È fondamentale - dichiarano le tre sigle - che i due comparti presenti in Natuzzi, industriale e corporate, continuino a operare in maniera integrata e coordinata, condizione fondamentale per la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali e per la tenuta complessiva del gruppo. Ci auguriamo che l’apertura al confronto manifestata oggi dall’azienda possa tradursi in risultati concreti per le lavoratrici e i lavoratori". Il Ministero ha comunicato l’anticipazione dell’incontro già calendarizzato per il 25 febbraio al 4 febbraio, con l’obiettivo di accelerare il percorso di confronto tra le parti.

MAN Truck & Bus Italia: rinnovato il contratto integrativo aziendale

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Filcams Cgil e Fisascat Cisl: un rinnovo che rafforza partecipazione, welfare e conciliazione vita-lavoro

Assalto portavalori A14, Fisascat Cisl: «Sicurezza non più rinviabile, riaprire subito il tavolo al Viminale»

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Roma, 5 gennaio 2026 – L’ennesimo assalto a un furgone portavalori avvenuto questa mattina lungo l’autostrada A14 all’altezza di Ortona, nel Chietino in Abruzzo, riporta drammaticamente al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nel settore della vigilanza privata e del trasporto valori. Un attacco organizzato, condotto da un commando armato, che fortunatamente non ha registrato vittime ma che conferma una escalation di episodi violenti che negli ultimi mesi hanno interessato diverse aree del Paese, dalle principali arterie autostradali del Sud fino alle direttrici strategiche del Centro Italia. «Quanto accaduto in Abruzzo – dichiara Giusi Sferruzza, segretaria nazionale Fisascat Cisl – testimonia ancora una volta la necessità e l’urgenza di riavviare immediatamente il confronto in sede istituzionale sulle condizioni di sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori che svolgono il delicato incarico di scorta e trasporto valori. La richiesta di riconvocazione del tavolo presso il Ministero dell’Interno è già stata formalmente avanzata, ma ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro». «Il 2025 – prosegue la sindacalista – si è chiuso con un bilancio pesantissimo in termini di assalti ai portavalori, e il 2026 si è aperto purtroppo con un nuovo episodio di estrema violenza, che mette a rischio non solo l’incolumità degli addetti del settore, ma anche quella della collettività. Non basta più lo sdegno: è indispensabile intervenire subito, mettendo attorno allo stesso tavolo tutte le parti coinvolte per individuare soluzioni concrete ed efficaci». Secondo la Fisascat Cisl, la situazione non può più essere affrontata in una logica emergenziale o localizzata. «Siamo di fronte a una criticità strutturale che interessa vaste aree del Paese – sottolinea ancora Sferruzza – e che richiede un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, a partire dal Governo, aziende e committenze che, insieme al sindacato, possono e devono individuare interventi volti a garantire condizioni di lavoro sicure, adeguate e all’altezza dei rischi reali che le lavoratrici e i lavoratori del trasporto valori affrontano quotidianamente.La sicurezza è un investimento, non un costo: ogni intervento utile a tutelare la vita delle persone deve essere messo in campo senza ulteriori rinvii». «Come Fisascat Cisl – conclude la sindacalista – non abbasseremo la guardia. Alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti tutta la nostra solidarietà e vicinanza».

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